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Faro
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top
Rappresentano i più importanti dei mwhgsegnalamenti marittimi: situati in prossimità di luoghi di mwhwatterraggio, di luoghi pericolosi o di altri luoghi ove sia utile avere un mwiapunto notevole percepibile a distanza elevata durante la mwiqnavigazione costiera, sono chiaramente segnati sulle mwigcarte nautiche che ne riportano anche l'altezza focale, assieme alla caratteristiche del segnale luminoso emesso che li individua in modo praticamente univoco.
Il nome deriva dall'isola di mwjaPharos, di fronte ad mwjqAlessandria d'Egitto, dove nel mwjgIII secolo a.C. era stata costruita una mwjwtorre sulla quale ardeva costantemente un gran fuoco, in modo che i naviganti su quei fondali potessero districarsi dalla retrostante mwkapalude Mareotide. Di largo uso nel passato, oggi il numero di nuovi fari costruiti è quasi fermo, sostituiti da sistemi digitali (mwkqLORAN, mwkgGPS, ecc.) di aiuto alla navigazione: i fari ancora operativi stanno invece subendo un processo di mwkwautomazione totale per ridurne i costi di gestione e manutenzione.
In mwlqItalia, dal 1961 è mwlgsan Venerio il santo protettore dei fanalisti, ovvero coloro i quali si occupano del funzionamento dei fari marittimi.
Contents
• Storia
• Note
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Storia
Età antica
Nell'antichità la navigazione era inizialmente prevalentemente costiera e diurna, ma l'evolversi della navigazione commerciale portava spesso l'uomo a navigare anche di notte. Nacquero così i primi fari, costituiti da mwmwfalò di legna accatastata in punti prominenti della costa per riferimento nella mwnarotta dei naviganti, indicando zone di pericolo o di approdo. Lungo le rotte più importanti nacquero successivamente i primi veri porti e con loro i primi veri fari, probabilmente strutture rudimentali in legno o ferro su cui veniva innalzato mediante un sistema di mwnqcarrucole un braciere metallico contenente il mwngcombustibile.
È solo attorno all'anno mwoa300 a.C. che sorsero le due grandi strutture che rimarranno per secoli esempi unici di fari monumentali. Il mwoqColosso di Rodi, considerato una delle mwogsette meraviglie del mondo, era una statua enorme, alta circa 32 metri secondo mwowPlinio il Vecchio, che rappresentava mwpaElio, il dio del sole, con un braciere acceso in una mano, collocata sopra l'entrata del mwpqporto. Fatta costruire da mwpgCario di Lindo attorno al mwpw290 a.C., la statua ebbe vita breve, distrutta successivamente da vari mwqaterremoti.
L'esempio più illustre dei fari dell'antichità, un'altra delle mwqgsette meraviglie del mondo, fu il mwqwFaro di Alessandria, la città fondata in mwraEgitto da mwrqAlessandro Magno. Opera di mwrgSostrato di Cnido, fu costruito sotto la dinastia dei mwrwTolomei attorno al mwsa280 a.C. sull'isolotto di fronte alla città, dal cui nome mwsqPharos "Φάρος" (Faro) deriva la parola faro nelle mwsglingue di origine greca e latina.cite-ref-treccani-1-0[1] Con una torre di altezza stimata tra 115 e 135 metri, rimase per molti secoli tra le strutture più alte realizzate dall'uomo. Un fuoco acceso in sommità (di legna resinosa e oli minerali) emetteva un segnale luminoso che, grazie a un sistema di specchi che si diceva ideato da mwtwArchimede, aveva una portata di oltre 30 mwuamiglia. Il faro fu successivamente danneggiato gravemente nel 641 nella conquista araba della città, terminando la sua funzione di lanterna. La torre crollò nei secoli successivi distrutta da diversi mwuqeventi tellurici.
Dopo questi esempi illustri, la storia dei fari riprese secoli dopo solo con i mwuwRomani che edificano numerose torri adibite a fari lungo le coste dei loro domini, dal mwvaMediterraneo fino al mwvqcanale della Manica. Prima della caduta dell'Impero romano almeno trenta torri di segnalazione illuminavano il mare. Di questi esempi sopravvive tuttora alla furia degli eventi la mwvgTorre di Ercole a mwvwLa Coruña (l'antica mwwaBrigantium), in mwwqGalizia.cite-ref-autogenerated3-2-0[2]
Dal Medioevo all'età moderna
Con la mwyacaduta dell'Impero romano d'Occidente, la storia della navigazione e dei fari ebbe una fase di stasi; sotto il pericolo delle mwyqinvasioni barbariche, la navigazione ritornò a essere costiera e diurna e l'uso dei fari fu scoraggiato, potendo essere di aiuto alle rotte degli invasori piuttosto che dei naviganti in difficoltà. Molte delle torri costiere romane andarono in rovina e si ritornò ai falò di legna per segnalare i punti pericolosi per la navigazione o ai bracieri all'ingresso dei porti.
Nel mwywMedioevo furono soprattutto le torri dei monasteri eremitici sulle coste atlantiche di mwzaInghilterra e mwzqFrancia a svolgere la funzione di fari, con fuochi alimentati da fascine di legna accesi sulla sommità. Un esempio è il faro di mwzgHook Head, sulle coste orientali dell'mwzwIrlanda, fatto erigere nel 1172 da un nobile normanno sia come fortezza sia come torre di segnalazione, affidando ai monaci il compito di tenere accesa la luce in sommità.cite-ref-autogenerated3-2-1[2] Esempi di fari possono però essere rintracciati lontano dall'mwbaEuropa. Fonti riportano di minareti e pagode medievali adibiti a fari lungo le coste del golfo Persico e in mwbqCina.cite-ref-autogenerated1-0-3-0[3]
Con la ripresa dei commerci e l'affermazione delle mwearepubbliche marinare, a partire dal mweqXII secolo, si ritornò a costruire sulle coste dell'Italia torri di segnalazione dotate in sommità di fuochi. Esempi furono la mwegtorre di Genova (ricostruita poi nel 1543 e ancora operativa), il mwewfanale (1303) di mwfaPorto Pisano nell'odierna mwfqLivorno, la mwfgtorre della secche della Meloria (primo faro costruito in mare aperto nel 1147, distrutto poi nel 1284, ricostruito nel 1712 e tuttora esistente), la torre di mwfwCapo Peloro, di riferimento per la navigazione dei mwgaCrociati verso la mwgqTerrasanta. Al mantenimento dei fari nei porti contribuivano le navi in entrata mediante una tassa. La navigazione subiva intanto un'evoluzione, con l'introduzione delle prime rudimentali mwggbussole e la redazione dei primi mwgwportolani riportanti la posizione dei fari.
Nel mwiqRinascimento e nell'mwigetà barocca, soprattutto in Francia e Inghilterra, il faro venne rivisto nella sua valenza architettonica: oltre a svolgere la sua funzione doveva anche essere un monumento degno di ammirazione per affermare la potenza e il prestigio dei suoi committenti. Nella realtà, spesso nella costruzione di tali monumenti si privilegiarono più i lati estetici che quelli funzionali, dimostrandosi le realizzazioni poco adatte a sopportare le condizioni climatiche estreme dell'mwiwOceano Atlantico e finendo per essere distrutti e ricostruiti diverse volte.cite-ref-autogenerated3-2-2[2] L'esempio più famoso è il mwkafaro di Cordouan in Francia, in pieno mare al largo della Gironda, costruito all'inizio del Seicento. Voluto dal re di Francia è ornato come un vero palazzo (comprende uno scalone monumentale e una cappella con sculture, lastre di marmo e vetrate) ma costituisce anche una prodezza tecnica: costruito su un mwkqbanco di sabbia che sparisce sott'acqua ad alta marea, si innalza a ben sessantanove metri sopra al livello del mare (in origine era alto trentasette metri fu poi sopraelevato durante il Settecento). Quattrocento anni dopo la sua costruzione questo faro è ancora in servizio. Ma un faro come Cordouan costituisce un'eccezione e fino all'inizio dell'Ottocento le coste europee sono quasi interamente sprovviste di fari.
Riguardo all'aumento della luminosità dei segnali, un passo importante fu costituito dal bruciatore circolare inventato nel 1782 dal fisico svizzero mwkwAimé Argand, con dieci stoppini alimentati a olio con un'autonomia di dieci giorni e con un sistema di evacuazione dei fumi per rendere la luce più visibile. Tale sistema luminoso fu subito introdotto anche in America. Altre ricerche furono indirizzate a potenziare la luce, come quello proposto alla fine del Settecento dallo svedese Jonas Norberg con un sistema di specchi parabolici rotanti ad azionamento manuale. Altro importante passo fu una modifica alla lampada di Argand proposta dal francese Bertrand Carcel, che rimase in uso fino alla introduzione delle mwlqlenti di Fresnel.
Il XIX secolo l'evoluzione tecnologica
Con l'affermarsi del dominio navale dell'Inghilterra, il mwnqXIX secolo fu il secolo della farologia, dove si assistette alla nascita di meraviglie dell'ingegneria soprattutto lungo le coste di Inghilterra, Scozia e Irlanda, spesso su scogli appena affioranti. Esempi degni di nota furono il mwngfaro di Eddystone in mwnwScozia (altezza 49 metri, portata 22 miglia), uno dei primi fari costruiti in pieno mare la cui architettura influenzò tutti i fari britannici, il faro di Skerryvore ancora in mwoqScozia (altezza 48 metri, portata 26 miglia), il mwogfaro di Longships in mwowCornovaglia (altezza 35 metri, portata 18 miglia), il faro di Bishop Rock, sempre in Cornovaglia (altezza 44 metri, portata 24 miglia), e quello di mwpaFastnet in Irlanda (altezza 54 metri, portata 27 miglia). Celebri costruttori di fari furono vari membri della famiglia di mwpqRobert Stevenson e mwpgThomas Stevenson, rispettivamente nonno e padre del celebre scrittore mwpwRobert Louis Stevenson.cite-ref-4[4]
Nella prima metà del secolo era stato introdotto nei fari il gas ricavato dal carbone, sistema inventato dallo scozzese mwrqWilliam Murdoch e utilizzato già nell'illuminazione cittadina. Ma fu soprattutto l'uso di oli estratti dal petrolio che, abbinati alla lampada Argan, migliorò sensibilmente la luce dei fari.
Sempre nel XIX secolo, la Francia realizzò per prima un sistema completo di fari lungo le sue coste, equipaggiati di lenti di Fresnel, in modo tale che una nave in navigazione potesse essere sempre in vista di almeno un faro. Nella penisola del mwrwFinistère, in mwsaBretagna, si contano tuttora più di 50 fari e sono centinaia lungo tutte le coste francesi.
Una caratteristica dei maggiori fari francesi è l'altezza importante, spesso aldilà dei cinquanta metri per i fari più importanti. Altra particolarità dei fari francesi dell'Ottocento (almeno per i più importanti) è il loro stile architettonico spesso elaborato ed eclettico, con torri rifinite internamente in modo sontuoso, lontano dallo stile più semplice e uniforme dei fari inglesi. Uno dei più eleganti fari francesi dell'Ottocento è quello di mwsgKéréon, in Bretagna (altezza 41 metri, portata 19 miglia), con interni riccamente decorati con legno prezioso malgrado sia isolato in pieno mare a vari chilometri dalla costa bretone.
I fari francesi più importanti sono il mwtafaro dell'Île Vierge, sempre nel Finistère, che con un'altezza di 82,5 metri (portata 27 miglia) è il più alto faro convenzionale del mondo. Il mwtqfaro di Cordouan, all'imbocco della mwtgGironda, fu costruito a inizio Seicento e ampliato nel Settecento come un vero palazzo, con una cappella barocco e un busto del re mwtwEnrico IV di Francia. Si può considerare come il più vecchio faro in pieno mare ancora esistente. Inserito nel mwuaPatrimonio dell'umanità, è il faro dove venne utilizzata per la prima volta la lente di Fresnel.
Il mwugfaro di Ar-Men in Bretagna al largo dell'mwuwÎle de Sein è soprannominato "L'Inferno degli Inferni"mwva : è probabilmente il più famoso dei fari francesi (altezza 33,50 metri, portata 23 miglia) per la sua posizione pericolosa e la prodezza che costituì la sua costruzione a fine Ottocento. È costruito su una roccia totalmente immersa sott'acqua a più di venti chilometri dalla punta occidentale della Bretagna.
Altri fari degni di nota sono il faro dei Roches Douvres, che trovandosi a 40 chilometri dalla costa settentrionale della Bretagna è il faro europeo più lontano dalla terraferma (altezza 60 metri, portata 24 miglia). Il faro di Gatteville in mwvwNormandia (altezza 75 metri, portata luminosa di 29 miglia) è il secondo più alto del paese mentre quello di mwwaCréac'h, sito nell'isola di mwwqOuessant, all'estremità nord occidentale della Bretagna (altezza 55 metri) è invece il più potente dei fari europei, con una portata di 34 miglia.
Anche l'mwwwItalia è ricca di fari, molti di origine antica (il mwxaRegno delle Due Sicilie fu il primo Stato italiano a organizzare una moderna rete di faricite-ref-5[5]). Dopo il 1860, con l'mwyqUnità d'Italia, il nuovo Stato dovette affrontare in modo sistematico l'illuminazione dei suoi 8000 chilometri di coste e nacquero così molti nuovi fari: i fari e i segnalamenti marittimi italiani che nel 1861 non superavano i 50, nel 1916 erano già 512. Un esempio è il faro di Capo Sandalo, sull'mwywisola di San Pietro, in mwzaSardegna, costruito nel 1864 su un alto scoglio a picco sul mare con una torre di 30 metri (138 metri l'altezza sul livello del mare) e portata 28 miglia. Dopo la mwzqseconda guerra mondiale un programma di ristrutturazione e ammodernamento del sistema di segnalamenti ne portò il numero ai circa 1000 attuali, di cui 167 fari e 506 fanali.cite-ref-autogenerated5-6-0[6]
Il primo faro in mw0wAmerica fu il faro di mw1aBoston nel mw1qNew England del 1716. Il più antico faro ancora operativo è il faro di mw1gSandy Hook nel mw1wNew Jersey, del 1764. Alla fine del mw2aXIX secolo tuttavia gli mw2qStati Uniti si erano dotati del sistema di fari più imponente al mondo.cite-ref-7[7]
L'illuminazione dei fari ha costituito il principale problema tecnico nei fari, e l'evoluzione in tale campo è stata lenta. Il fuoco di legna rappresentò la prima sorgente luminosa, essendo la legna facile da reperire; tale tipo di combustibile necessitava però di continua alimentazione essendo la legna anche veloce a bruciare. Successivamente fu usato il carbone, ma con i limiti connessi alla difficoltà di reperimento e alla luce poco intensa prodotta. Altri problemi erano legati al mw6avento, che spegneva la fiamma, e alla mw6qfuliggine, che ne limitava la visibilità. Solo con l'installazione del vetro sulle lanterne, attorno al XIII secolo, i fari furono dotati di protezione verso gli agenti atmosferici, permettendo l'uso anche di nuovi combustibili come candele di cera e di mw6gspermaceti, combustibile che non fa fumo estratto dalle balene, oppure olio di oliva o di balena, a seconda delle latitudini. Il vetro però era ancora opaco ed era difficile tenerlo pulito, mentre solo nel XVIII secolo diventerà il materiale trasparente che oggigiorno conosciamo.
Nel 1822 mw8gAugustin Jean Fresnel progettò una lente a mw8wrifrazione innovativa, capace di aumentare notevolmente la luminosità dei fasci luminosi proiettati. La pesantezza di tali lenti ne rendeva però problematica la rotazione. Fresnel ovviò a tale problema progettando un meccanismo basato su galleggianti in un bagno di mercurio. La pericolosità di tale sistema portò poi a sostituirlo con meccanismi con ingranaggi e cuscinetti a sfere. Le lenti di Fresnel, modificate e alleggerite, attrezzano ancora oggi la quasi totalità dei fari del mondo. Nel 1885 fu inventata dall'austriaco Carl Auer Welsbach la prima lampadina a incandescenza alimentata da una miscela di gas e aria, che emetteva una luce molto intensa. Ma fu nel 1892 con la scoperta dell'mw9aacetilene avente un luminosità superiore a ogni altro combustibile con costi nettamente inferiori, che l'illuminazione dei fari compì progressi significativi, permettendo di illuminare anche quelli isolati.
Il XX secolo
Ma la tecnologia continuava a evolversi. Tra la fine del secolo e i primi anni del XX secolo cominciò l'elettrificazione dei fari, operazione completata gradualmente solo molti anni dopo. I fari in alto mare furono elettrificati solo successivamente, con l'uso di generatori elettrici o per mezzo di energia eolica o solare. Parallelamente le lampadine usate passarono da quelle a bulbo allo mw9wxeno, luminose ma potenzialmente esplosive, alle attuali a bulbo alogeno di 1000 watt. La più recente evoluzione della tecnologia ha portato in alcuni fari di recente installazione alla sostituzione dell'ottica rotante con una luce fissa a impulsi e all'introduzione dei pannelli luminosi a LED.cite-ref-autogenerated1-0-3-1[3]
Il guardiano del faro
Una figura importante nel faro è sempre stata quella dell'uomo, il "guardiano del faro". I primi, nell'antichità, furono probabilmente schiavi col compito di raccogliere e accatastare la legna e alimentare per tutta la notte i falò. Nel Medioevo questa funzione venne svolta in modo volontario dai monaci dei monasteri, che dovevano considerare loro dovere prestare aiuto e assistenza alle navi di passaggio. Tale compito diventò un vero e proprio mestiere nell'Ottocento, con l'aumento del numero di fari.
La funzione dei guardiani era di rifornire il combustibile della lampada, accendere e spegnere la lampada, tenere puliti i vetri delle lenti e delle finestre, mantenere in efficienza il meccanismo di rotazione delle lenti. Nel 1907 fu inventata la valvola solare che, introdotta nei fari, ne permetteva l'accensione e lo spegnimento automatico con la luce del sole (per tale invenzione mwaqyNils Gustaf Dalén fu insignito del mwaqcpremio Nobelcite-ref-8[8]). Ma la valvola solare, l'elettrificazione e l'automazione dei fari resero sempre più obsoleta la figura del guardiano. Tuttavia la funzione del guardiano rimase ancora per diversi anni, in parte anche per compiti di personale di salvataggio in caso di necessità. Ma con l'evolversi anche dei sistemi di assistenza e soccorso alla navigazione, anche tale funzione è venuta meno. In America l'ultimo guardiano del faro ha cessato il servizio nel 1990.cite-ref-9[9] In mwaraItalia sino al 1994 il guardiano del faro veniva assunto tramite concorso bandito sulla mwareGazzetta Ufficiale e un corso di formazione sotto l'egida della mwariMarina Militare Italiana. Al 2018 i faristi rimasti attivi, secondo una stima, sono circa 161.cite-ref-10[10]
Attualmente i fari sono dotati di sistemi di automazione totale, per i quali un faro o un gruppo di fari possono essere comandati a distanza via computer, restringendo la manutenzione a una visita periodica.
Il segnale luminoso
In un faro, il sistema generatore di luce è detto "lampada" e la concentrazione in fasci luminosi orizzontali è ottenuto attraverso un sistema di lenti ("ottica"), rotante rispetto a un asse verticale, ideato fondamentalmente nel 1822 dal francese mwasqAugustin Jean Fresnel. Tale sistema permette di trasformare la luce continua e omnidirezionale della sorgente luminosa in segnali intermittenti luminosi di diversa caratteristica (unica per ogni faro) e portata luminosa.
Nei fari moderni si fa uso di lampade elettriche e di una motorizzazione elettrica dell'ottica, alimentati solitamente da mwasygeneratori elettrici mwascDiesel e, in alcuni casi, complementati anche con mwasgaccumulatori mwaskfotovoltaici. Nei fari automatizzati di moderna costruzione, l'ottica rotante è spesso sostituita con una luce fissa ad alta intensità che emette brevi lampi luminosi omnidirezionali, concentrando quindi la luce nel tempo piuttosto che nelle direzioni spaziali. Innovazioni riguardano sperimentazioni con pannelli a mwasoLED.cite-ref-autogenerated1-0-3-2[3]
Caratteristica della luce
Indipendentemente dalla soluzione tecnologica usata, il segnale luminoso emesso da un faro è visto da un osservatore come una luce intensa per brevi intervalli di tempo. Questi intervalli di luce intensa sono organizzati in una specifica sequenza al fine di individuare in modo univoco il particolare faro e quindi distinguerlo con sicurezza dagli altri fari presenti nella zona. In particolare, si chiama "caratteristica" la sequenza temporale di luci ("lampi") ed eclissi e il loro colore, mentre si chiama "periodo" della caratteristica l'intervallo di tempo dopo il quale la sequenza si ripete (ad esempio, due lampi bianchi di 10 secondi). Le possibili caratteristiche di un faro sono riassunte nella seguente tabella, con la relativa simbologia (nazionale e internazionale) con cui la caratteristica è indicata nelle pubblicazioni nautiche.
mwatc mwatgmwatkmwato mwatsLuce lampeggiante mwatwLuce intermittente mwat0Luce isofase mwat4Luce scintillante mwat8Luce fissa mwaua mwauemwauiSegnale mwaummwauq mwaucmwaug mwausmwauw mwau8mwava mwavmmwavq mwavc mwavgmwavkDescrizione mwavodurata luce < durata eclisse mwavsdurata luce > durata eclisse mwavwdurata luce = durata eclisse mwav0sequenza di brevi lampi mwav4senza fasi di eclisse mwav8 mwawamwaweSimbolo nazionale mwawilam mwawmint mwawqiso mwawusc mwawyF mwawc mwawgmwawkSimbolo internazionale mwawoFl mwawsOc mwawwIso mwaw0Q mwaw4F
Il colore della luce è sempre bianco per i fari più importanti, mentre può essere anche verde, rosso e giallo per i fari minori. La luce di alcuni fari può anche avere solo alcuni settori di colore particolare (generalmente realizzati attraverso l'uso di pannelli colorati sulla lanterna) o anche oscurati, al fine di poter meglio distinguere i settori di navigazione sicura.
Portata luminosa e portata nominale
La portata luminosa del segnale emesso da un faro è definita come la massima distanza a cui la luce può essere scorta; è legata all'intensità della sorgente luminosa (quindi alla potenza della lampada e al sistema ottico) e alla trasparenza dell'mwaxmaria, essendo quest'ultima variabile in funzione delle condizioni atmosferiche. Di conseguenza, la portata luminosa di un dato faro è variabile in funzione della visibilità atmosferica. È detta portata nominale la portata luminosa in condizioni di atmosfera standard, cioè in un'atmosfera omogenea in cui la visibilità meteorologica è di almeno 10 mwaxqmiglia nautiche (per visibilità meteorologica si intende la massima distanza misurata durante il giorno alla quale un oggetto nero di appropriate dimensioni si possa distinguere sullo sfondo chiaro dell'orizzonte). Per un faro con portata nominale inferiore alle 10 miglia, si parla di mwaxufanali.
Elevazione e portata geografica
La portata geografica di un faro aumenta in funzione delle altezze del faro e dell’osservatore.cite-ref-11[11] Per essere efficace, il segnale luminoso emesso da un faro deve essere collocato in posizione sufficientemente alta mwayasopra il livello del mare per essere avvistata con sufficiente anticipo dalle navi in transito. L'elevazione mwayeh di un faro è l'altezza sul mwayilivello del mare del mwaympiano focale della sorgente luminosa. Legata alla elevazione del faro è la sua portata geografica (mwayqD), definita come la massima distanza alla quale può essere visto un faro in relazione alla curvatura della superficie terrestre e all'altezza mwayuH dell'osservatore. Questa è calcolata sulla base di regole mwayytrigonometriche mediante la formula:cite-ref-autogenerated2-12-0[12]
mway0 D = 2 , 04 ( h + H ) {\displaystyle D=2,04\left({\sqrt {h}}+{\sqrt {H}}\right)}
dove mway8h e mwazaH sono misurate in mwazemetri mentre la portata geografica mwaziD è misurata in mwazmmiglia marine.
Informazioni nautiche
Sulle carte nautiche edite dall'mwazyIstituto Idrografico della Marina Militare (IIMM) è riportata la posizione dei fari, che sono descritti in termini di caratteristiche e periodo luminoso, elevazione e portata nominale. Una completa descrizione dei fari è anche riportata su una specifica pubblicazione dell'IIMM (mwazcElenco dei fari e segnali da nebbia).
Il segnale da nebbia
Molti fari sono dotati di un segnale acustico detto "segnale da nebbia", utile quando la mwazonebbia impedisce di vedere il segnale luminoso. Come il segnale luminoso, il segnale da nebbia ha una propria caratteristica riconoscibile data dalla durata dei suoni e delle pause.
La costruzione
Per essere efficace, il segnale luminoso emesso da un faro deve avere una sufficiente elevazione, per essere avvistato con il necessario anticipo dalle navi in transito. Ciò ha indotto a realizzare i fari secondo la tipica costruzione in mwabemuratura, a torre sufficientemente alta, spesso di forma cilindrica per ridurre gli effetti del vento sulla struttura, colorata esternamente in modo opportuno per poter essere individuata facilmente anche durante le ore diurne. L'altezza della struttura può essere contenuta nel caso di posizionamento su scogliere alte sopra il mare o nel caso il faro sia usato solo per segnalare l'ingresso di porti.
Solo nel XX secolo, con l'avvento della moderna tecnologia, nella costruzione dei fari si tende a far uso di strutture prefabbricate incastellate di mwabmacciaio. In generale, le diverse soluzioni tecnologiche usate nella costruzioni dei fari sono chiaramente condizionate dalla condizioni climatiche in cui il faro deve sorgere. Nel caso di fari costruiti direttamente in acqua, si fa uso di robuste costruzioni in muratura sagomate per resistere alla forza di impatto delle onde. In acque poco profonde, i fari possono anche essere costituiti da basse strutture in legno poste sopra palificate in acciaio infisse sui fondali. Nei climi nordici, per la presenza possibile di ghiacci, le palificate sono sostituite da strutture di fondazione a cassa. In acque troppo profonde per strutture convenzionali il faro può essere costituito da una mwabqnave-faro. Molte di queste ultime sono sostituite da piattaforme marine fisse (come ad esempio il mwabufaro di Ambrose della baia di mwabyNew York) simili a quelle utilizzate nelle esplorazioni petrolifere mwabcoffshore.cite-ref-13[13]
Mentre la struttura del faro può differire in funzione della posizione e della sua funzione, i fari tendono ad avere componenti comuni. Il faro comprende la torre sormontata dalla lanterna, ma anche tutti gli eventuali edifici complementari, come gli alloggi del personale di servizio, l'edificio del generatore, ecc.
La torre è dotata al suo interno di un sistema di rampe di accesso alla lanterna e termina in sommità con un locale di servizio, detto "stanza di guardia" o "stanza dell'orologio", contenente anche il sistema di rotazione delle lenti.
Dal locale di servizio si accede superiormente alla lanterna, cioè la struttura a vetri che contiene e protegge la lampada e l'ottica. Di forma generalmente circolare, ma anche poligonale, la lanterna è realizzata con particolari accorgimenti tecnici per essere più trasparente possibile al segnale luminoso emesso dall'ottica, e con cristalli sufficientemente robusti per resistere alla forza del vento e alla furia del mare, oltre che ai volatili attratti dalla luce. Sul tetto della lanterna è disposto un sistema di ventilazione al fine di evacuare i fumi e il calore prodotto dalla lampada. Un mwab8parafulmine e un sistema di mwacamessa a terra della cupola metallica che costituisce il tetto della lanterna mettono in sicurezza l'edificio in caso di mwacefulmini. Sulla torre sono infine collocati uno o più mwaciballatoi pensili (la "terrazza" o "galleria"), esternamente al locale di servizio e alla lanterna, quest'ultima principalmente per permettere la pulizia della superficie esterna delle finestre della lanterna.cite-ref-14[14]
La manutenzione
In Italia il sistema dei segnalamenti marittimi è costituito, al 1985, da:cite-ref-autogenerated5-6-1[6]
• 58 fari principali con ottica rotante;
• 109 fari secondari con ottica fissa;
• 522 fanali;
• 67 boe luminose; 18 mede luminose; 19 radiofari; 27 nautofoni;
• 1 mwadmracon, con una forza di 62 militari e 426 civili.
La gestione del sistema è affidata al Servizio Fari della mwaduMarina Militare Italiana. Il servizio è organizzato in sei comandi-zona con rispettive sedi a:cite-ref-autogenerated5-6-2[6]
1. mwadwLa Spezia per l'Alto Tirreno;
2. mwad4La Maddalena per la Sardegna;
3. mwaeaNapoli per il Basso Tirreno;
4. mwaeiMessina per la Sicilia;
5. mwaeqTaranto per lo Ionio e il Basso Adriatico;
6. mwaeyVenezia per l'Alto Adriatico e per l'Adriatico Centrale.
e ha alle sue dipendenze una cinquantina di militari e 362 civili, di cui 161 hanno la qualifica di faristi, ovvero personale di reggenza (i "guardiani dei fari") che provvede alla condotta e alla manutenzione dei fari e dei segnalamenti. Il numero dei faristi sta progressivamente diminuendo con la progressiva automazione degli impianti luminosi.
In mwaekFrancia la manutenzione dei sistemi di segnalazione marittima è assicurata dal 1806 dal mwaeoService des phares et balises, una struttura che dipende dal ministero dell'ecologia, sviluppo sostenibile ed energia (mwaesMinistère de l'Écologie, du Développement durable et de l'Énergie) e che gestisce 150 fari, 1512 fanali e, nel complesso, 6500 punti di segnalazione marittima.cite-ref-15[15]cite-ref-16[16]
Note
cite-note-treccani-11. ↑ citereftreccani-faromwafomwafsfaro, in mwafwTreccani.it – mwaf0Vocabolario Treccani on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. mwaf4URL consultato il 22 aprile 2014. mwaga«faro s. m. [dal lat. mwagepharus, gr. ϕάρος, dal nome dell'isolotto di Faro sulla costa egiziana, sul quale fu costruito nel 3° sec. a. C. il faro di Alessandria].»
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Bibliografia
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• Guglielmi, Flavio. mwan4Guida al Diporto Nautico (44 ed.), Edizioni Nautiche Guglielmi, Ascoli Piceno, 2009.
• mwaoa(EN) Jones, Ray; Roberts, Bruce. mwaoeAmerican Lighthouses. Globe Pequot, 1998. 1st ed. ISBN 0-7627-0324-5.
• Manfredini, C.; Pescara, A.W. mwaoqIl Libro dei Fari Italiani. Ed. Mursia, 1985.
• Mariotti, A.L. mwaoyFari. ed. White Star, 2005.
• mwaogMariotti, A.L., I Fari e la loro evoluzione attraverso i secoli, su Progetto per l'Istituto Idrografico della Marina Militare di Genova. URL consultato il 2 febbraio 2010 (archiviato dall'url originale il 14 febbraio 2010).
• mwaoo(EN) Stevenson, D. Alan. mwaosThe world's lighthouses before 1820. London: mwaowOxford University Press, 1959.
• mwao4(EN) Trethewey, K.; Forand, M. mwao8The Lighthouse Encyclopaedia. Lighthouse Society of Great Britain, 2005 Edition.
• G. Boscolo, mwapeBreve storia dei fari. Mursia, 2014.
Voci correlate
• mwapuFanale (nautica)
• mwapcFaro (illuminotecnica)
• mwapkFaro automatico
• mwapsLampada
• mwap0Lente di Fresnel
• mwap8Lista dei fari in Italia
• mwaqeNautofono
• mwaqmNave-faro
• mwaquNavigazione
• mwaqcPunto notevole (nautica)
• mwaqkRadiofaro
• mwaq0Semaforo marittimo
• mwaq8Torre faro (illuminazione)
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Collegamenti esterni
• citerefsapere-itfaro, su sapere.it, De Agostini.
• citerefbritannica-com(EN) Ian C. Clingan, lighthouse, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• mwaryServizio Fari della Marina Militare Italiana, su marina.difesa.it.
• mwargStorie di fari e di mare, su isolapiana.com.
• mwaroFari della Sardegna, su farisardegna.it.
• mwarwIl faro di Han, su farodihan.it.
• mwar4Spettacolo Lucì con protagonista il faro di Punta Imperatore di Forio d'Ischia, su vocievoltidalfaro.it. URL consultato il 2 settembre 2018 (archiviato dall'url originale il 25 maggio 2009).
• mwasa(EN) The Lighthouse Directory, su unc.edu.